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Shortbread

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Lo Shortbread è un biscotto tipico scozzese, tradizionalmente preparato con una parte di zucchero, due di burro e tre di farina, con l'eventuale aggiunta di altri ingredienti. Il nome shortbread si riferisce alla particolare friabilità di questo tipo di biscotti ("short" è un termine in disuso per friabile).

Informazioni Generali

È possibile trovare gli shortbread principalmente in tre formati: gli shortbread fingers, i più tipici, di forma rettangolare allungata e molto spessi, gli shortbread rounds, di forma rotonda simili agli altri tipi di biscotti, infine i petticoat tails, un grande biscotto unico circolare che viene diviso in spicchi.

Riferimenti culturali

Gli shortbread sono originari della Scozia e vengono di norma ad essa associati. Tuttavia sono molto popolari in tutto il Regno Unito. Sono diffusi anche in altri paesi come Danimarca, Irlanda, Svezia e Usa (la variante svedese è chiamata Drömmar). La versione scozzese è comunque la più conosciuta e Walkers Shortbread Ltd è il maggiore esportatore di prodotti alimentari di tutta la Scozia.
Nel giorno europeo 2006 fu scelto per rappresentare il Regno Unito nell'iniziativa Sweet Europe.

Ricetta

Tradizionale

Ingredienti

Per 30 biscotti circa:
  • 300 g farina "00".
  • 100 g zucchero.
  • 200 g burro a temperatura ambiente.
  • Un pizzico di sale.

Preparazione

  1. Mescolare la farina con lo zucchero ed il sale, aggiungere il burro spezzettato e con l'aiuto di due forchette ridurre il tutto ad un composto granuloso.
  2. A questo punto impastare velocemente fino ad ottenere un composto omogeneo, formare una palla, avvolgerla in un telo o in una pellicola e lasciarla in frigo per 30 minuti.
  3. Poggiare l'impasto su una teglia, usando un foglio di carta da forno, e schiacciarlo con cura cercando di mantenerlo compatto fino ad ottenere una sfoglia di circa mezzo centimetro di spessore. Bucherellare con la forchetta tutta la superficie e con una rotellina segnare, senza arrivare a tagliare, dei pezzi di circa 2,5 x 5 cm.
  4. Cuocere in forno a 180° per 20-25 minuti finché i margini della sfoglia assumono un colore dorato.
  5. Togliere dal forno, far raffreddare completamente e tagliare i biscotti nei solchi già tracciati.

Consigli

Per la buona riuscita dell'impasto, è importante ridurre al minimo la lavorazione e, soprattutto, usare il meno possibile le mani.
Questo tipo di biscotti si conserva molto bene in una scatola di latta o plastica, purché si abbia l'accortezza di non sovrapporne troppi strati (sono molto friabili).

Note

Si dovrebbero ottenere biscotti molto simili a quelli commercializzati dalla Walkers.

Variante semplificata

Questa variante include un uovo tra gli ingredienti: l'impasto risulta forse meno delicato nel gusto ma molto più maneggevole da lavorare.

Ingredienti

  • 800 g di farina "00"
  • 200 g di zucchero
  • 300 g di burro a temperatura ambiente
  • 1 uovo
  • La buccia grattugiata di un limone (se piace)
  • Un pizzico di sale

Preparazione

  1. Scaldare il forno a 175°.
  2. Lavorare insieme il burro e lo zucchero fino a ridurli in crema, poi aggiungere l'uovo e continuare a mescolare.
  3. Versare la farina un po' alla volta e aggiungere il limone grattugiato e il sale.
  4. Formare un impasto molto denso e metterlo in frigo, avvolto in un panno o in una pellicola, per 30 minuti.
  5. Stendere il composto su una teglia ricoperta con carta-forno, formare uno strato alto circa 1/2 cm, bucherellare con una forchetta tutta la superficie e con una rotellina incidere, senza tagliare a fondo, dei pezzi di circa 2,5x5 cm.
  6. Cuocere per 20-25 minuti finché il bordo della sfoglia non si colora leggermente.
  7. Sfornare, far freddare completamente e tagliare i biscotti nei solchi già tracciati.

Suggerimento

Per grattugiare il limone, mettere sopra la grattugia stessa un foglio di pellicola in modo che, alzando la carta e dandole qualche colpetto, la parte gialla della buccia cadrà facilmente e la grattugia rimarrà pulita.

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Spongarda

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La Spongarda è un dolce tipico cremasco.
La Regione Lombardia la include come spongarda di Crema nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali, nona revisione (2014).

Informazioni Generali

Origine del nome

Nel cremasco il nome è già documentato dal 1755, ma la sua origine si suole far risalire a una preparazione riportata dallo storico cremasco Pietro Terni per un banchetto del 1526, una torta soffice e spugnosa, dal latino spongia.

Caratteristiche

La spongarda si presenta come una torta bassa, di pasta compatta, elegantemente pizzicata e traforata sui lati e sulla superficie, che racchiude un ricco ripieno di frutta secca, canditi e spezie; la ricetta rimanda a dolci dal nome simile prodotti in altre regioni, la spongata di Brescello, e la spungata di Sarzana tra i più famosi. Il suo ripieno ha probabili origini rinascimentali per l'uso della speziatura tra gli ingredienti.
Viene prodotta dalle pasticcerie cremasche, essendo una preparazione laboriosa; alcune di loro nel 2009 si sono associate nella cosiddetta "Congrega della Spongarda" per tutelarne e promuoverne la diffusione al di fuori della città di origine.

Ingredienti

Si prepara con farina, zucchero, burro, miele, cannella, spezie, mandorle tritate, noci o nocciole, uva passa e canditi. Qualcuno vi sbriciola dentro un mostaccino (biscotto cermasco speziato usato nei tortelli) al posto delle spezie.

Ricetta

Ingredienti

per quattro persone
  • 200 g ingrediente
  • 1 L ingrediente
  • 1 spicchio ingrediente
  • Sale q.b. (q.b. abbreviazione di "quanto basta")

Preparazione

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  • Aggiungere...
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Strauben

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Gli Strauben (il termine in tedesco è normalmente solo al plurale die Strauben) sono un dolce fritto tipico della Baviera, nel Tirolo storico (ovvero nel Tirolo austriaco, in Alto Adige e in Trentino). Proprio nella Provincia Autonoma di Trento è conosciuto col nome (sempre plurale) di Straboi o Stromboi (e con molti altri nomi simili). Nelle valli ladine è conosciuto con il nome di Furtaia in singolare.

Informazioni Generali

Descrizione

Il nome deriva dal tedesco Straub che significa "tortuoso, arricciato, disordinato, scompigliato", data la forma di questo piatto alquanto "contorta".
Solitamente questo tipo di dolce viene preparato in tutte le sagre di paese, che si svolgono nelle stagioni calde nelle piazze tirolesi.
L'impasto consiste in una pastella ottenuta dal miscelamento di: farina, burro, latte, grappa, uova e olio. La pastella viene successivamente versata nell'olio bollente, facendole prendere la forma di un vermicello arrotolato e arruffato.
A fine cottura viene posto su di un piatto e ricoperto da zucchero a velo e spesso accompagnato da marmellata di mirtilli rossi.

Ricetta

Ingredienti

  • 200 g di farina
  • 250 ml di latte
  • 20 g di burro fuso
  • 3 tuorli d'uovo
  • 20 ml di grappa
  • 3 chiare d'uovo
  • 1 pizzico di sale
  • 50 g di zucchero

Preparazione

  1. Mescolare la farina ed il latte, quindi aggiungere il burro fuso, i tuorli d'uovo e la grappa;
  2. Sbattere leggermente le chiare d'uovo ed il sale, montarle a neve con lo zucchero ed incorporarle con la massa.
  3. In un pentolino piano con un diametro di 26 cm circa, scaldare l'olio o il grasso fino a 170°.
  4. Versare il composto nell'olio/grasso ben caldo, utilizzando un imbuto, andando a formare una chiocciola, dall'interno all'esterno ed infine dorare lo strauben da entrambe le parti (3-5 minuti).
  5. Togliere lo strauben dal pentolino e prima di servirlo spolverarlo con zucchero a velo.
In aggiunta si può servire il dolce con una marmellata di mirtilli rossi.

Varianti

  • Per lavorare l'impasto, si può utilizzare anche la birra (150 ml di latte e e 100 ml di birra).

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Konpeito

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Il konpeito (giapponese: 金平糖, 金米糖, o 金餅糖 in Kanji, o こんぺいとう・コンペイトー in kana) (conosciuto anche con la variante kompeitō) è un tipo di dolciume prodotto in Giappone, originariamente fabbricato in Portogallo.

Storia

La parola "konpeito" è presa a prestito dal termine portoghese confeito (correlato al termine italiano confetto), che indica un dolciume caramellato. Questi tipi di caramelle vennero introdotte in Giappone intorno al quindicesimo e sedicesimo secolo da mercanti europei, probabilmente per la prima volta nel 1549, periodo in cui San Francesco Saverio giunse a Kagoshima. La tecnologia di raffinazione dello zucchero non esisteva in Giappone in quel periodo. Nel 1569, Luís Fróis, un missionario portoghese, regalò una bottiglia di kompeito ad Oda Nobunaga per ottenere il permesso di diffondere il Cristianesimo.

Produzione

Il diametro di un konpeito si attesta intorno ai 5-10 millimetri, ed è ricoperto da piccole protuberanze che si originano a causa del processo di cottura. Anche ai giorni nostri i konpeito si fabbricano a mano in un periodo di tempo compreso tra i 7 e i 10 giorni, facendo colare acqua zuccherata in una vasca rotante chiamata dora.

Curiosità

  • Le Astroschegge, un oggetto di Super Mario Galaxy, sono basate su questo dolce.
  • Nel gioco Pokémon, la sagoma dei Revitalizzanti e i Revitalizzanti Max è ispirata a questo dolce.
  • Nel film dello Studio Ghibli La città incantata, sono le caramelline che vengono date alle palline di fuliggine.
  • Nell'anime Kobato la protagonista deve riempire una bottiglietta di konpeito.
  • Nel manga Gokinjo Monogatari viene regalato a Miwako, sorella della protagonista, un barattolo di queste caramelle dai suoi due migliori amici, che lei conserverà fino a quando sarà adulta come rimedio contro il mal di pancia.
  • Nell'episodio di Hamtaro intitolato Diamanti di zucchero il criceto fa di tutto per prendere un barattolo di konpeito che Laura ha messo fuori dalla sua portata.

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Ghiacciolo

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Il ghiacciolo è un popolarissimo dolce freddo, composto da acqua miscelata con zucchero oppure con uno sciroppo aromatico dolce, fatta gelare attorno a un bastoncino di legno. Fu inventato da un bambino undicenne, e, diffondendosi nel mondo, ha acquisito molti nomi diversi: già unicamente nei paesi di lingua inglese si chiama popsicle negli Stati Uniti e nel Canada, ice lolly nel Regno Unito e ice block o icy pole in Australia.

Storia

L'invenzione del ghiacciolo risale al 1905 e si deve a una scoperta casuale da parte di Frank Epperson, allora bambino undicenne di Oakland, che in una gelida notte d'inverno aveva inavvertitamente lasciato sul davanzale della finestra un bicchiere di acqua e soda con dentro il bastoncino che aveva usato per mescolarle. Il giorno dopo Frank riuscì a liberare il blocco di ghiaccio formatosi facendo scorrere acqua calda sul bicchiere, e prese a mangiare il "ghiacciolo" usando il bastoncino come manico. Nel 1923 Epperson ottenne il brevetto per l'idea del "ghiaccio sul bastoncino", che battezzò popsicle.
In Italia i ghiaccioli sono giunti nel secondo dopoguerra, portati dagli americani insieme ad altri dolci analoghi, come i coni gelato. In Emilia-Romagna il ghiacciolo dal 1960 viene chiamato BIF dall'acronimo dei cognomi dei tre soci titolari della società che fondarono l'azienda. A Bologna, per lo stesso motivo, il ghiacciolo era invece chiamato COF, dal nome della ditta "Cavazzoni Orlando e Fratelli" che aveva sede in città.
Solitamente i gusti corrispondevano a determinati colori: rosso o rosa alla fragola, arancione all'arancia, giallo al cedro e ananas, verde alla menta e mela, azzurro all'anice, violetta all'uva, magenta e rosa alla ciliegia, bianco al limone e marrone alla cola.

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Bicerin

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Il Bicerin (in piemontese, letteralmente bicchierino) è una storica bevanda calda e analcolica tipica di Torino, evoluzione della settecentesca "bavarèisa", gustosa bevanda servita in grandi bicchieri tondeggianti, composta da una mescolanza di caffè, cioccolato e crema di latte dolcificata con sciroppo.
Il rituale del bicerin prevedeva che i tre ingredienti fossero serviti separatamente. Inizialmente erano previste tre varianti: pur e fiòr (l'odierno cappuccino), pur e barba (caffè e cioccolato), un pòch ëd tut (ovvero un po' di tutto), con tutti e tre gli ingredienti miscelati. È stata quest'ultima formula ad avere più successo e a prevalere sulle altre. Una curiosità che è rara da leggere è che il tutto veniva accompagnato da dei "bagnati", dolcezze artigianali di ben 14 specie.
Tra i primi testi che raccontano la storia del Bicerin c'è il testo di Alberto Viriglio, Torino e i Torinesi, la cui prima edizione risale al 1898.
Nel 2001 il Bicerin è stato riconosciuto come "bevanda tradizionale piemontese" con pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte.

La ricetta

Il Caffè Al Bicerin è lo storico locale che conserva gelosamente la ricetta del Bicerin, di fronte al Santuario della Consolata
Si ritiene che la sua origine sia dovuta allo storico locale torinese Caffè Al Bicerin (del 1763) che da allora ne porta il nome e ne conserva gelosamente la tradizionale ricetta, difesa accanitamente: i dipendenti sono tenuti per contratto al segreto. È comunque possibile trovarlo nelle migliori caffetterie di Torino, in versioni sempre lievemente differenti nelle dosi, e nell'omonima caffetteria.

Gli ingredienti

Gli ingredienti sono semplici: cioccolato fatto in casa, caffè e fior di latte, ma le dosi della ricetta originale sono sconosciute. Il risultato è una bevanda gustosa, frutto della fusione dal bollente della cioccolata con il marcato sapore del caffè e la delicata schiuma raffreddata del fior di latte. Viene servito in alti bicchieri o calici di vetro che permettono di osservarne la sfumatura di colori dovuta al miscelarsi dei vari ingredienti.

Liquore

Il Bicerin non va confuso con il liquore omonimo prodotto con altri ingredienti (è un liquore alla crema Gianduia).

Estimatori

Grandi appassionati di Bicerin furono Camillo Benso Conte di Cavour, Pablo Picasso, Alexandre Dumas (padre), Ernest Hemingway (che lo inserì fra le cento cose del mondo che avrebbe salvato), Umberto Eco (nel Il cimitero di Praga cita l'omonimo caffè storico) e Riccardo Pedraneschi (Il mistero della Pallacorda).

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