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Kourabiedes

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I kourabiedes o kourabiethes (κουραμπιέδες), pronuncia kurabiédes, sono dei biscotti tipici della Grecia realizzati con una pasta frolla leggera, di solito a base di mandorle. Spesso i kourabiedes sono impastati con il brandy, e di solito insaporiti con il metaxa, o la vaniglia, il mastika o l'acqua di rose.
Il nome kurabiés (al singolare, al plurale kurabiedes) deriva dal turco kurabiye, il quale a sua volta deriva dal parole arabo ghurayba (غريبة), che letteralmente significa "piccola cosa straniera".
I kourabiedes sono modellati a forma di mezzaluna o di cerchi, poi infornati sino a doratura. Una volta freddi, vengono coperti con lo zucchero a velo.
Come i melomakarono, i kourabiedes dolci che si preparano in occasione di alcune ricorrenze speciali come il Natale o i battesimi. In alcune regioni della Grecia, i kourabiedes di Natale, sono abbelliti con una unica foglia speziata per ogni biscotto.

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Ras malai

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Il Ras malai o rossomalai è un dessert originario del subcontinente indiano. Il nome ras malai deriva da due parole della lingua hindi: ras, che significa "succo", e malai che significa "crema". È stato descritto come "una ricca cheesecake senza crosta". Questo dolce è originario del Bengala; Secondo K.C. Das Grandsons, fu creato da K.C. Das.

Ingredienti

Il Ras malai consiste in una crema dolce biancastra, oppure in delle sfere di chhana dalla forma circolare, appiattite e giallognole, impregnate nel malai (una panna molto densa) ed aromatizzate con il cardamomo. Il ras malai viene cotto nello sciroppo di zucchero e latte e contiene un ripieno di zafferano, pistacchi e kheer. I ras malai fatti in casa sono generalmente fatti con del latte in polvere, farina di grano tenero, lievito in polvere e olio. Gli ingredienti vengono uniti fino al formare un impasto, modellati fino al conferimento di una forma sferica e infine gettati nella crema di latte bollente.

Origine

Si ritiene che il Ras malai sia originario del Bengala occidentale. I pasticceri del K.C. Das Grandsons sostengono che sia stato inventato da K.C. Das, ma questa affermazione è "impossibile da verificare".

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Kuluche

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Il kuluche è un dolce molto popolare soprattutto nel Nord dell'Iran. Questo dolce è stato creato nella città di Fuman che si trova nella regione di Gilan. Il kuluche è il risultato del lavoro delle donne casalinghe. Il dolce si preparava durante le feste come il Capodanno persiano che si festeggia il 21 marzo. Le donne preparavano l'impasto a casa e lo portavano nel forno a legna della cittadina di Fuman per farlo cuocere. Con il passare del tempo Fuman diventa l'unico luogo di distribuzione di questo prodotto. Dopo la rivoluzione, i viaggi all'interno del paese aumentarono e i turisti interni comprando questo dolce lo hanno fatto conoscere in tutta Iran. Chi va a Fuman o nelle città vicine prende questo dolce tipico della zona come un souvenir. Il ripieno del dolce è composto da noci macinate, noce moscata e cannella, mentre l'esterno rimane come un biscotto morbido.

Preparazione

Per preparare un kuluche si crea l'impasto esterno, poi si prende una pallina di impasto grande quanto un mandarino e la si stende poco. Una volta steso si prende il ripieno creato in precedenza e si mette al centro dell'impasto lo si chiude e si ristende con il mattarello poco più grande di un biscotto classico con la forma rotonda. In seguito si decora l'impasto con stampi e lo si cuoce nel forno a legna.

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Güllaç

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Il güllaç è un dessert turco, avente come ingredienti principali latte, melograno e un tipo di pasta sfoglia di amido. A causa della sua digeribilità, viene preparato specialmente durante il Ramadan. Il güllaç viene considerato un precursore del baklava. Le somiglianze fra i due dessert sono molte: entrambi sono composti da sottili fogli di pasta cosparsi di noci. La pasta del güllaç si prepara adesso con amido di mais e farina di frumento: quest'ultima originariamente era il solo ingrediente. Il güllaç contiene inoltre noci sparse fra i fogli di pasta. Questi ultimi vengono prima imbevuti nel latte precedentemente cotto con miele o zucchero e profumato con acqua di rose. Il dolce viene decorato con semi di melograno.
Il güllaç viene menzionato per la prima volta in un libro Han del quattordicesimo secolo, lo Yinshan Zhenyao (飮膳正要), un testo di cucina e di medicina scritto da Husihui (忽思慧), un medico del Turkestan attivo presso la corte Mongola della dinastia Yuan. Il libro documenta soprattutto piatti Mongoli e Turcomanni, i quali mostrano un limitato influsso cinese.
Durante il periodo Ottomano, il güllaç venne utilizzato per preparare Güllaç Lokması e Güllaç Baklavası, dolci turchi arcaici preparati in Turchia. La parola güllaç in realtà è la combinazione delle due parole turche: Gullu e , con significato "cibo con rose". Anche se questo dessert può contenere petali e sciroppo di rosa, il nome si riferisce in realtà alla forma caratteristica degli strati, i quali ricordano foglie di rose.
Il dolce può essere preparato in diversi modi, per esempio riempiendolo di frutta secca, noci tritate, crema o mela grattugiata. Invece che con acqua di rose il latte è talvolta aromatizzato con vaniglia.

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Cajeta

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La Cajeta de Celaya è un dulce de leche, ovvero un dessert a base di latte, elaborato mediante l'unione di latte di capra, zucchero di canna e cannella. È originario della città di Celaya, in Messico. La differenza tra il dulce de leche argentino e la cajeta messicana sta nel gusto e nella consistenza. Per il primo si utilizza il latte di mucca, mentre per il secondo quello di capra. Nel 2010 è stato nominato "Dessert messicano bicentenario".

Origine

Dal periodo delle colonie nella Nuova Spagna si elaboravano dulces de leche nella tradizione iberica. In principio nella regione del "Bajio" e così come nell'antica " Villa de nuestra Señora de la Asunción de Zelaya " l'utilizzo del latte di capra si sostituì nelle ricette originali che si basavano nel latte di mucca dando come risultato una ricetta e un dolce diverso che acquisì il nome di cajeta dovuto alle scatole (cajas) di legno nelle quali originalmente si conservava il dolce.

Tipi e varietà

Esistono tre tipi di cajetas classificate rispetto ai sapori e agli ingredienti:
  • Cajeta quemada: letteralmente "cajeta bruciata". È la presentazione tradizionale del dolce.
  • Envinada: la cajeta acquisisce un sapore di vino dovuto all'aggiunta di una leggera percentuale di alcool nella preparazione.
  • Cajeta de vainilla: nella preparazione del dolce si aggiunge la vaniglia per un sapore più dolce, leggero e diverso.
È inoltre possibile aggiungere a qualsiasi di queste varietà altri ingredienti come frutta secca o uvetta. Si è creata una vasta gamma di prodotti e dolciumi derivati da questo dolce, tra i quali si trovano wafer, toffee, lecca-lecca etc. Nel settembre del 2010, la cajeta venne dichiarata "Il dessert del bicentenario messicano", facendo onore alla sua storia, origine e provenienza. La cajeta nacque nella città di Celaya, Guanajuato, stato dove cominciò la guerra di indipendenza messicana nel 1810 con il famoso Grito de Dolores del prete Miguel Hidalgo. In Celaya, Hidalgo ricevette dai suoi assistenti la nomina di Capitano generale delle Americhe, e decise che la cajeta fosse un elemento importante dell'Indipendenza, data la facilità d trasportarla, e la sua lunga conservazione, trasformandosi così in un importante elemento per le diete delle truppe scarsamente alimentate.

Produzione

Oggi la produzione della cajeta si da in gran parte in maniera industriale e aggiungendo latte di mucca, anche se in Celaya risulta ancora preparata in modo tradizionale ad eccezione del confezionamento che ora si fa in contenitori di vetro, anche se si può trovare in contenitori di plastica di diverso colore.

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Kouign-amann

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Il kouign-amann è un dolce di pasta sfoglia, specialità regionale di Douarnenez in Bretagna.
Il nome in bretone significa: kouign, dolce o brioche, e amann, burro. Si pronuncia kouigne aman-n.
Il kouign amann viene venduto in moltissime pasticcerie in Bretagna. Lo si trova come dolce per più persone, pre-affettato o no, ma anche come dolce monoporzione, spesso modellato e cotto in uno stampo usa e getta (anche se è difficile toglierlo dallo stampo).
Il kouign-amann è anche prodotto e commercializzato dalla grande distribuzione, dai produttori di biscotti o altri produttori industriali. Ma la qualità non è assolutamente la stessa rispetto a quella del prodotto soffice, ancora tiepido, che trasuda burro, venduto nella maggior parte delle pasticcerie bretoni.

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Gubana

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(FUR)
«Plen come une gubane»
(IT)
«Pieno come una gubana.»
(detto popolare friulano, figurativo, scherzoso)

La gubana (gubanca nel dialetto sloveno delle Valli del Natisone; gubane in friulano) è un tipico dolce delle valli del Natisone (Udine), che si prepara in periodi di grande festa (Natale, Pasqua) o in occasioni particolari (come matrimoni e sagre paesane), a base di pasta dolce lievitata, con un ripieno di noci, uvetta, pinoli, zucchero, grappa, scorza grattugiata di limone, dalla forma a chiocciola, del diametro di circa 20 cm, cotto al forno.

Descrizione

Il dolce è noto fin dal 1409 quando fu servita in un banchetto preparato in occasione della visita di papa Gregorio XII a Cividale del Friuli, come testimoniato dallo stesso papa veneziano.
Facendo riferimento alla forma della gubana, la derivazione del nome è probabile che sia dallo sloveno guba, che significa "piega"; un altro riferimento sull'origine della gubana ci viene dato dalla presenza del cognome "Gubana" nelle Valli del Natisone.
Dal 1990 esiste il Consorzio per la protezione del marchio gubana che tutela i produttori della specifica zona di produzione e detta precise norme e ingredienti per la sua preparazione.
Secondo alcuni, la putizza (in sloveno: putica), dolce tipico della Slovenia, corrisponderebbe pressappoco alla gubana. Secondo alcune interpretazioni etno-gastronomiche, la gubana non sarebbe altro che la variante beneciana della putizza slovena; questa tesi sarebbe avvalorata dal fatto che in molte parti della Slovenia occidentale (nei comuni di Merna-Castagnevizza, San Pietro-Vertoiba, Collio e in alcune zone rurali dei comuni di Nova Gorica e Canale d'Isonzo) la denominazione tradizionale per la putizza è guban'ca (da gubanica, diminutivo di gubana). Inoltre, un nome simile (gibanica o gubanica) è usato per il dolce tradizionale del Prekmurje, che ha però delle proprietà del tutto diverse. Secondo altri, invece, la gubana sarebbe autoctona delle Valli del Natisone.
Anche il presnitz triestino è imparentato alla gubana; se ne differenzia per la forma, che è a ferro di cavallo e non a spirale, per il tipo di pasta sfoglia, molto più sottile nel presnitz, e per il tipo di ripieno. Lo strudel, il cui significato è peraltro "vortice", non ha la forma a spirale, ma in linea.
A Cividale viene prodotto anche un dolce chiamato gubanetta, del tutto simile alla gubana, ma dalle dimensioni ridotte e dal diametro di circa 7 cm. Con lo stesso ripieno della gubana si fanno anche gli strucchi.

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Calaveras

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I calavera sono teschi di zucchero tipici delle celebrazioni del Giorno dei morti in Messico, fatti di zucchero di canna, raramente aromatizzati alla vaniglia, quasi sempre composti da un unico panetto decorato da coloranti vegetali verde, azzurro, giallo, rosso e fogli di carta d'oro alimentare e con una dimensione che varia dai 2 fino ai 20 cm.
La loro funzione è sia quella di "ofrenda" (ovvero di piccolo oggetto da offrire ai defunti su un altare rituale composto per il Día de Muertos e quindi in questo caso reca il nome del defunto cui è indirizzato) sia di dolci per i bambini; in tal senso ai calavera si possono affiancare piccoli giocattoli di fango a forma di cranio, realizzati con due parti concave, utilizzati come sonagli e dipinti di nero, rosso e argento.
Nell'antichità il teschio giocattolo si affiancava alla tradizione di "chiedere teschio", che consisteva nell'uscire a chiedere l'elemosina per comprare calavera da collocare negli altari delle chiese e delle tombe durante le feste.
I calavera e più in generale teschi e scheletri sono spesso raffigurati nei dipinti di epoca pre-colombiana, intesi però come simboli di rinascita.
La denominazione "calavera" inoltre può identificare anche rappresentazioni artistiche di teschi, come le litografie di José Guadalupe Posada: di queste ultime la più celebre è la Calavera Catrina, litografia raffigurante un teschio di donna con un cappello di foggia europea; essa rappresenta satiricamente tutti quei messicani che in epoca pre-rivoluzionaria vollero adottare i modi dell'alta borghesia europea.

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Pane dei Morti

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Il pane dei morti, in spagnolo "pan de muerto", è un tipo di pane preparato nel Messico nelle settimane prima della festa conosciuta come il "Giorno dei morti". È basato su una semplice ricetta per pane dolce con semi di anice, che varia in base alla regione. Nel Messico centrale è di forma tonda, con pezzi che assomigliano a ossi.
Secondo la tradizione deve essere collocato sull'altare dei morti come un gesto di benvenuto. Si crede che le anime dei morti consumino l'"essenza" del cibo.
Ne La mixteca è data al pane una forma umana. Viene cosparsa con lo zucchero bianco per i bambini uccisi o rosso per gli adulti.

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Inuliata

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L`Inuliata (còrso; talvolta francesizzato in inuliate; pl. inuliate; significato: "oliata") è un dolce còrso generalmente di forma rotonda, fatto di pasta lievitata. Il dolce è tipico della cucina della Corsica e proviene dalla città di Ajaccio in Corsica del Sud. L'inuliata è preparata durante la settimana di Pasqua.

Ingredienti

I suoi ingredienti principali sono farina di frumento, lievito, zucchero a velo, olio d'oliva e vino bianco secco. Un impasto viene preparato con farina, quasi tutto lo zucchero e l'olio, vino bianco e lievito sciolto in acqua. La massa è impastata, lasciata riposare e stesa in una forma rotonda alta 1,5 cm. I suoi bordi vengono pizzicati con le mani e la superficie è bucherellata con una forchetta. Il dolce viene spennellato con olio d'oliva (da qui il nome), spolverizzato con il resto dello zucchero, messo su una teglia unta con olio d'oliva e cotto un'ora in forno moderato.

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Galette des rois

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La Galette des rois è un dolce francese consumato all'Epifania.

Descrizione

La Galette des Rois, nel Nord della Francia, è originalmente una galletta a base di pasta sfoglia semplicemente dorata in forno. Si mangia accompagnata da marmellate; può anche essere farcita con diverse preparazioni: crema frangipane, frutta, creme, cioccolato o salsa alle mele.
Nel Sud della Francia, il dolce dei re è una brioche alla frutta candita a forma di corona, profumata ai fiori d'arancio: in tale regione, è preferita a quella di pasta sfoglia.
Ci sono anche delle varianti a base di pasta frolla, principalmente in Belgio.

I dolci dei re

Il nome, "galletta dei re", si spiega con il suo riferimento ai Re Magi, festeggiati proprio il giorno del sei gennaio.
Nel dolce si nasconde per tradizione una fava o nelle famiglie più benestanti, la piccola figura di un re, simile a un soldatino oppure ad altre figure: la persona a cui capita di avere l'oggetto nascosto nel suo pezzo di dolce - in francese chiamata la fève (la fava appunto) - è considerata il re della giornata. Tradizionalmente si decora la torta con una coroncina di carta dorata.
La stessa tradizione è presente anche in altri paesi, ma con altri dolci: nei paesi germanofoni si trova ad esempio il Dreikönigskuchen, nei paesi ispanofoni il Roscón de Reyes, in quelli anglofoni il King cake, in Portogallo il Bolo-rei. In Italia la tradizione della figurina non è molto nota dato l'uso prevalente di festeggiare maggiormente la Befana lo stesso sei gennaio. In Grecia a Capodanno ricorre il periodo della Vasilopita, che contiene una moneta oppure un ciondolo.

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Lingue di gatto

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Le lingue di gatto sono biscotti della tradizione europea che accompagnano spesso creme, macedonie e gelati.
La loro forma stretta ed allungata ricorda la lingua di un gatto. In Italia si trovano comunemente nelle pasticcerie e nei forni. A differenza di altri paesi, come Germania e Austria, la ricetta italiana non prevede l'uso di cioccolato. Esiste una variante chiamata "Lingue feline arrotolate", sono lingue di gatto arrotolate appena uscite dal forno (quando sono ancora morbide) e riempite di crema di cioccolato.

Ricetta

Ingredienti

  • 100 g di burro
  • 100 g di farina 00
  • 100 g di albumi
  • 100 g di zucchero

Procedimento

Lasciare ammorbidire il burro un paio d'ore fuori dal frigorifero e montare 2 albumi a neve. Lavorare con un cucchiaio di legno il burro, lo zucchero e la vaniglina fino ad ottenere un impasto omogeneo e cremoso, aggiungere l'albume rimasto, mescolare e versare la farina a setaccio. Per ultimo incorporare gli albumi montati a neve. Con l'aiuto di una siringa da pasticcere formare delle striscette di 5 o 6 cm su una placca ricoperta di carta forno. Cuocere a 200 °C per pochi minuti (i bordi devono colorarsi).

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Malaga

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Il Malaga è una varietà di gelato spagnola, originaria dell'omonima città.

Ricetta

Il gelato al Malaga viene preparato partendo da una base di latte, panna, zucchero e uova alla quale viene aggiunta dell'uva passa (del tipo Malaga) imbevuta di vino Malaga. Spesso la base viene centellinata con il vino stesso.
Nel gelato prodotto industrialmente, il vino Malaga viene sostituito dal Marsala o dal rum.

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Zucchero a velo

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Lo zucchero a velo o zucchero al velo è sostanzialmente zucchero ridotto ad una finissima polvere che viene usata per guarnire dolci di ogni genere. Questo alimento si può acquistare tal quale o si può produrre direttamente a casa propria tritando i granelli di zucchero con l'aiuto di un mixer; generalmente si ricorre alla produzione in casa per evitare di acquistare zucchero a velo mischiato a farine.

Tipologie

Esistono due tipologie di zucchero a velo: lo zucchero a velo classico e lo zucchero impalpabile. Il primo è ottenuto proprio per macinazione mentre il secondo è ottenuto sempre per macinazione ma con l'aggiunta di antiagglomerante che può essere sotto forma o di farina o di amido e conferisce allo zucchero un carattere idrorepellente. Ci sono sostanziali differenze tra il classico e quello impalpabile: difatti, quando si va a spolverare sulla superficie di dolci umidi quali possono essere crostate di frutta, mousse o crêpes, lo zucchero a velo classico si scioglie rapidamente a differenza di quello impalpabile. Ciò si verifica poiché lo zucchero a velo in questione è composto da una piccola percentuale di amidi (max 3%); proprio per questo è molto difficile da reperire al di fuori dell'ambito professionale.




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Tortellino dolce di Marianna

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Il tortellino dolce di Marianna è un dolce tipico del territorio di Castel Goffredo, in provincia di Mantova, che ha acquisito nel 2018 lo stato di "De.C.O." (Denominazione comunale d'origine).

Ricetta

Il ripieno è preparato con acqua, zucchero, cannella in polvere, chiodi di garofano, pinoli, cacao amaro, uva sultanina, biscotti secchi e marmellata di prugne e castagne. Di forma triangolare, viene avvolto nella pasta delle lattughe precedentemente preparata e quindi fritto nell'olio di mais bollente. Viene servito dopo essere stato spolverato di abbondante zucchero a velo.

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Pardulas

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Le pardulas, così chiamate in sardo in zone quali il Sulcis, i Campidani di Cagliari e Oristano, etc., o casadinas, altra variante in sardo nelle Barbagie, Logudoro, etc., sono un tipico dolce pasquale della tradizione sarda. In italiano vengono chiamate formaggelle. Sono piccole tortine con ripieno di ricotta o di formaggio, molto delicate e gustose. A seconda della zona si possono vedere in una versione dolce o salata, all'aroma di arancia o limone e, più rara, una versione con l'uvetta.
Nonostante la preparazione identica, il gusto tra le pardulas di ricotta, delicatissime, e quelle di formaggio fresco, che hanno un sapore più deciso, è molto diverso.

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Hot cross bun

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L'Hot cross bun è un dolce pasquale tipico del Regno Unito. Consiste in un panino dolce speziato con uvetta che presenta sulla superficie una croce, che viene tradizionalmente mangiato il Venerdì Santo.
La loro usanza è oggi largamente diffusa, oltre alle isole britanniche, in Australia, Canada, Irlanda, Nuova Zelanda e Sud Africa.

Storia

Si pensa che l'Hot cross bun sia nato a Saint Albans, nell'Hertfordshire, nel XIV secolo. Secondo questa teoria, un monaco della Cattedrale di St Albans, frate Thomas Rocliffe, inventò dei panini speziati, chiamati Alban Buns che venivano distribuiti ai poveri ogni venerdì santo a partire dal 1361.
Nel 1592, durante il regno di Elisabetta I, il direttore dei mercati di Londra emanò un decreto che proibiva la vendita di focacce calde e altri tipi di pane speziato, tranne il Venerdì Santo, il Natale e in occasione delle sepolture. Come conseguenza di questo divieto, la produzione dei panini speziati avveniva quasi esclusivamente nelle cucine domestiche. Il divieto durò fino al regno di Giacomo I, nel XVII secolo.[2] Tutto ciò contribuì alla diffusione dell'usanza di preparare questi dolci.
La prima traccia scritta riguardante gli Hot cross buns risale al 1733, quando sull'almanacco satirico londinese Poor Robin venne pubblicata la seguente frase:
(EN)
«Good Friday come this month, the old woman runs. With one or two a penny hot cross buns.»
(IT)
«Il Venerdì Santo arriva questo mese, la vecchia corre. Con uno o due penny hot cross buns.»
(Poor Robin's Almanack)
Secondo lo storico del cibo Ivan Day, "I panini venivano preparati a Londra durante il XVIII secolo. Però se cerchi prove o ricette antecedenti a quell periodo, non trovi nulla".

Tradizioni

Gli Hot cross buns segnano la fine della quaresima, perché sono preparati utilizzando prodotti caseari, vietati durante il periodo. Essi presentano diversi simboli cristiani, a cominciare dalla croce, che rappresenta la crocifissione di Gesù, e le spezie, che rappresentano la sua imbalsamazione per la sepoltura.
La tradizione inglese include molte superstizioni riguardanti gli Hot cross buns. Si dice che i panini preparati il Venerdì Santo non ammuffiscono, e che se un malato ne mangia un pezzo lo aiuta a riprendersi. Se portati a bordo di una nave che deve fare un viaggio per mare la proteggono dai naufragi, e se vengono appesi in cucina proteggono la casa dagli incendi.
Su questo dolce è nata una popolare filastrocca in lingua inglese.

Ricetta

La ricetta tradizionale degli Hot cross buns prevede un impasto di farina, latte intero, burro, uova e lievito, al quale vengono poi aggiunti uvetta, cannella e scorza d'arancia.
Le croci sono tradizionalmente tagliate sulla superficie del panino, tuttavia è molto comune prepararle con una pasta di acqua e farina.


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Pane dei Morti

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Il pane dei morti, in spagnolo "pan de muerto", è un tipo di pane preparato nel Messico nelle settimane prima della festa conosciuta come il "Giorno dei morti". È basato su una semplice ricetta per pane dolce con semi di anice, che varia in base alla regione. Nel Messico centrale è di forma tonda, con pezzi che assomigliano a ossi.
Secondo la tradizione deve essere collocato sull'altare dei morti come un gesto di benvenuto. Si crede che le anime dei morti consumino l'"essenza" del cibo.
Ne La mixteca è data al pane una forma umana. Viene cosparsa con lo zucchero bianco per i bambini uccisi o rosso per gli adulti.

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King Kong

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King Kong è il nome commerciale di un dolciume tipico della cucina peruviana. È un biscotto, fatto con farina, burro, uova e latte, ripieno di dulce de leche, canditi di ananas e, in una variante, arachidi. Il biscotto è a strati, per cui alla pasta si alterna il ripieno. Commercializzato in molti paesi dell'America latina, è venduto in confezioni da mezzo chilo e da un chilo. Il dolce è originario della regione peruviana di Lambayeque, il cui capoluogo omonimo è sede dell'Asociación de Productores de King Kong y Dulces Típicos de la Ciudad de Lambayeque (la AProKLam).

Storia

Il particolare nome del dolce è dovuto al collegamento popolare fra la mole del personaggio King Kong e quella del dolciume. L'origine di tale collegamento si fa risalire al 1933, anno di uscita nelle sale cinematografiche del famoso film King Kong. Prima di allora il biscotto era conosciuto con il nome di alfajor de Trujillo ed era di forma circolare: è ancora possibile trovare in commercio questa versione.
Al 2009, tra i molti produttori del dolce, i nomi più popolari sono San Roque, Lambayeque fabrica de dulces, Huerequeque, Evocada e Tumbas Reales.

Impatto socioculturale

Attualmente il prodotto è riconosciuto come patrimonio della regione di Lambayeque e l'AProKLam ha cominciato la procedura per ottenere la denominazione di origine. Il prodotto è esportato anche all'estero, in special modo in USA, Costa Rica, Giappone, Canada, Spagna, Italia e Belgio.
Un'attività popolare nella città di Chiclayo è quella di cucinare enormi biscotti, dal peso fino a una tonnellata, che vengono poi degustati durante il "Festival del King Kong", tenuto ogni anno.

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Mazamorra morada

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La Mazamorra morada è un dolce tipico del Perù, a base di mais morado, un tipo di mais peruviano di colore viola, e fecola di patate. Si spolvera di cannella in superficie al momento di servirlo.
È un dolce molto diffuso ed è possibile acquistarlo quasi in ogni angolo di strada. Viene consumato tutto l'anno, ma in particolare nel mese di Ottobre, durante i festeggiamenti per il santo patrono di Lima e di tutto il Perù, il Señor de los Milagros.

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Picarones

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I picarones sono un antipasto o dolce peruviano a base di farina di grano mischiata con zucca e in qualche occasione con patata dolce, a forma di anello, bagnato poi con salsa chancaca. È un piatto tradizionale della gastronomia peruviana, cilena e di varie nazioni sudamericane che, a differenza di altri antipasti, può essere consumato sia a pranzo che a metà pomeriggio.

Storia

In Perù

Questo piatto affonda le proprie origini nei tempi del Vicereame del Perù. Probabilmente è un adattamento dei buñuelos spagnoli che consumavano i conquistatori e gli schiavi.
Derivano dall'unione della zucca e della patata dolce (di tradizione inca ed autoctoni del Perù) con ingredienti importati dai conquistadores spagnoli, come la farina di grano.
Venivano offerti durante la processione del Signore dei miracoli a Lima, dove sin dal XVII secolo si preparavano anticucho, choncholíes e picarones con miele. Questa tradizione venne conservata per 300 anni fino ai giorni nostri e si svolge durante il mese di ottobre.
Il pittore Pancho Fierro ne mostra l'esistenza in alcuni acquarelli del 1807, ed il tradizionalista peruviano Ricardo Palma descrive i picarones nel suo libro Tradiciones Peruanas pubblicato nel 1833.
Durante i primi anni della Repubblica del Perù, il consumo di dolci era molto diffuso nella città di Lima, sia durante le feste che nei giorni comuni. Già da allora i picarones erano un piatto venduto nei negozi, sulle strade, abitudine tuttora in uso.

In Cile

Circa il consumo di questo piatto in Cile, Lautaro Silva riporta che fu una peruviana, la "Chola Rosalia", che introdusse i picarones in Cile, vendendoli nella via di fronte alla residenza Santo Domingo.
Hernan Eyzaguirre Lyon, riporta invece che la "Negra Rosalía" era una donna cilena, famosa venditrice di picarones a Lima (Perù) e che fece ritorno in Cile nel 1823. Ivi, all'angolo di Teatinos e Santo Domingo aprì un locale dove vendeva novità per i parrocchiani di Santiago: picarones e pisco.
Eugenio Pereira riferisce che la negra Rosalía era famosa a Lima per preparare i picarones e che si stabilì a Santiago nel 1825 dove li vendeva all'angolo tra calle San Pablo e il Correo Viejo.
Il compositore José Zapiola li descrisse come uno degli alimenti consumati tipicamente nelle piazze pubbliche cilene (i racconti di Zapiola datano tra il 1810 e il 1840).

Preparazione

Sono preparati a base di una massa composta da zucca, farina di grano, latte, maizena e lievito, che viene dapprima precotta e fatta raffreddare, per poi essere fritta in olio facendole prendere la forma di anelli. Una volta fritte, le ciambelline vengono bagnate con miele di chancaca e arancia prima di essere servite.

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