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S'more

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Lo s'more (o smore), dolce tradizionale di Stati Uniti d'America e Canada, consiste in un marshmallow riscaldato posto fra due biscotti di farina integrale di grano insieme ad uno o due strati di cioccolato.


Etimologia ed origini

Il termine s'more deriva dalla contrazione dell'inglese "Some more" (un po' di più), contrazione dovuta probabilmente alla pronuncia della frase con la bocca piena (di s'mores). L'origine del dolce non è chiara, ma la prima testimonianza scritta dell'esistenza di questo dolce è contenuta nel libro scout del 1927 Tramping and Trailing with the Girl Scouts. La ricetta viene attribuita a Loretta Scott Crew, che afferma averne creato uno per la prima volta davanti al fuoco del campeggio per i suoi compagni scout. Non è chiaro quale sia il luogo dove uno s'more fu preparato per la prima volta, ma quel che è certo è che non vi sono prove che questo snack sia stato preparato prima di quella data. Sebbene si ignori quando il nome fu abbreviato da some more a s'more, ricette di Some more sono individuabile in varie pubblicazioni scout fino al 1971.


Preparazione

Nonostante si possa facilmente preparare con il microonde, lo s'more è tradizionalmente associato al campeggio. Parte del fascino del dolce sta nella sua semplice preparazione. Il marshmallow, infilzato in un bastoncino, viene tenuto sul fuoco ad arrostire in modo tale che il suo interno diventi soffice e liquido. Il marshmallow viene poi tolto dallo stecchino con due biscotti (i così detti graham crackers, simili ai Digestive), su uno dei quali è posto un pezzo di cioccolata, che col calore del marshmallow si ammorbidisce. In alternativa alcuni preferiscono arrostire l'intero s'more, per assicurarsi che tutti i componenti si scaldino ed ammorbidiscano a sufficienza, o semplicemente riscaldano i biscotti. A volte viene aggiunto del burro d'arachidi.


Variazioni

Il successo degli s'more ha ispirato la creazione di dolci confezionati dal sapore simile ma che non per forza devono essere riscaldati, come gli Hershey's S'mores, o un tipo di Pop-Tart.


Curiosità

Gli s'more sono così popolari che i supermercati americani, durante i mesi estivi, spesso vendono biscotti, marshmallows e grosse barre di cioccolata tutti nella stessa sezione.
  • (Calorie: 81; Calorie da Grasso: 12)



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Biscotto di Ceglie

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Il Biscotto di Ceglie o Biscotto cegliese (in dialetto "Piscquettələ") è un biscotto tipico di Ceglie Messapica. È un biscotto a base di pasta di mandorle e confettura di ciliegie o uva, con fragranza di limone, una variante prevede la copertura con il "cileppo" ovvero di una glassa a base di zucchero e anche cacao. Altri ingredienti utilizzati per la preparazione sono il miele e le uova. Il biscotto ultimato ha una forma quasi cubica, il colore può variare e dipende dalla presenza o meno della glassa a base di cacao. La glassa da al biscotto un colore bruno e facilita la conservazione nel tempo soprattutto della morbidezza interna.


Cenni Storici

La zona di produzione del biscotto cegliese (il territorio brindisino) è da secoli una terra vocata alla produzione delle mandorle ed è forse proprio per l'utilizzo delle mandorle che a Ceglie Messapica, terra di gastronomia, è nata la tradizione ormai secolare della produzione di questo dolce. Il biscotto cegliese veniva prodotto dalle famiglie contadine in occasione delle feste importanti e dei banchetti nuziali dove era utilizzato come bomboniera, con il passare del tempo il biscotto è divenuto una sorta di simbolo cittadino. Per la sua tutela e valorizzazione è nato negli ultimi anni un consorzio di produttori e cittadini che nel 2010 ha ottenuto proprio per l'unicità del prodotto il riconoscimento per il biscotto di Presidio Slow Food.


Zona di Produzione


Il biscotto è prodotto nel solo territorio comunale di Ceglie Messapica (circa 13.000 ettari). Tutte le materie prime sono prodotte nel territorio comunale secondo quanto previsto dal disciplinare del Presidio Slow Food. In particolare per le mandorle vengono individuati anche le varietà (Sepp d'amic, Spappacarnale, Sciacallo, Zia Pasqua, Gianfreda, Mingunna e Rivezzo) tutte locali e tipiche dell'altosalento alla base della preparazione del biscotto.

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Melomakarono

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I melomakarono

I melomakarono (μελομακάρονο) sono dei tipici dolci greci a forma d'uovo realizzati principalmente con farina, olio d'oliva e miele. Insieme ai kourabiedes, sono i tradizionali dolci preparati in Grecia durante il periodo di Natale.
Ingredienti tipici dei melomakarono sono la farina o il semolino, zucchero, scorze d'arancia, e/o succo d'arancia fresco, cognac (o bevande simili), cannella ed olio d'oliva. Durante la preparazione vengono spesso farciti con noci tritate. Dopo la cottura vengono immersi per un breve periodo in uno sciroppo caldo, realizzato con miele e zucchero sciolto in acqua. Alla fine vengono decorati con granella o crema di cioccolato, nelle varianti più recenti della ricetta.



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Caffè Michelangiolo

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Il Caffè Michelangiolo a Firenze si trova in via Cavour al civico 21.
Dalla seconda metà dell'Ottocento fino al 1920 circa fu un luogo di animatissime discussioni sia d'ordine artistico che politico, un sodalizio d'artisti, quasi tutti toscani, che dopo il 1860, anima vivacemente il panorama artistico italiano e che ha contribuito in modo decisivo al rinnovamento dell'estetica pittorica tradizionale. In particolare qui si ritrovavano i giovani artisti in rivolta con l'arte accademica della vicina San Marco. Per la loro maniera di dipingere con larghe macchie di colori puri vennero definiti Macchiaioli.
Si davano qui convegno Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Odoardo Borrani, Adriano Cecioni, Diego Martelli, Angiolo Tricca, Ferdinando Buonamici, ecc. Il Cecioni dipinse anche un quadro che ritraeva l'interno del caffè.
Successivamente alla chiusura, i letterati del Caffè Le Giubbe Rosse (Papini su tutti) apposero sul muro del vecchio Caffè una lapide, visibile ancora oggi, per omaggiare quello che è stato il primo Caffè letterario di Firenze.
Oggi il Caffè ospita il Museo Leonardo da Vinci Firenze ma rimane ancora attivo artisticamente promuovendo mostre ed eventi culturali legati alla memoria storica e al pensiero contemporaneo che qui i Macchiaioli e gli altri frequentatori produssero dal 1848 al 1861.
Parallelamente agli eventi esce la rivista NOI al Caffè Michelangiolo che tratta i temi storici, politici ed artistici che caratterizzarono il Caffè a metà Ottocento.

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Zuccherino di Vernio

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Gli zuccherini di Vernio sono un dolce tipico dell'Alta Valle del Bisenzio. Sono diffusi pure oltre il crinale appenninico.

Preparazione

Gli zuccherini si preparano impastando mezzo chilo di farina bianca, quattro uova, cinquanta grammi di burro, un etto di zucchero, una bustina di lievito, venti grammi di semi di anice e mezzo bicchiere di liquore di anice. Con l'impasto così ottenuto si formano delle piccole ciambelle che verranno cotte in forno caldo. Nel frattempo si prepara la glassa fondendo due etti di zucchero con un po' d'acqua e altro liquore di anice, dove verranno immerse le ciambelline cotte, da servire fredde.

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Che bello, a Carnevale ogni dolce vale



Non solo frappe e castagnole. Carnevale colora le tavole dei golosi con dolci e tradizioni differenti. Qualità, ingredienti selezionati e una cura minuziosa, tanto nella preparazione dei diversi prodotti che nel servizio, sono le caratteristiche del Biscottificio Innocenti, che ha festeggiato i cento anni di attività, (via della Luce 21, 06-5803926), dove, a farla da padrone è il fritto.
«Tradizione vuole che le frappe siano fritte nell'olio bollente - dice la titolare Stefania Innocenti -. Cuocerle al forno significherebbe trasformarle in biscotti e, quindi, preparare un dolce diverso». Un intero tavolo all'interno del locale viene continuamente rifornito di frappe appena cotte, sulle quali lo zucchero a velo viene spolverato solo pochi istanti prima dell'acquisto, per garantirne la fragranza. Fritte anche le castagnole: semplici, zuccherate e bagnate nel liquore Strega o ripiene di crema. Specialità del forno, noto per la grande varietà di biscotti, la pastiera romana, simile a quella napoletana ma priva di canditi e essenze aromatiche, e gli «straccetti», biscotti con mandorle siciliane, pinoli o nocciole di Caprarola. Da Marinari (Corso Trieste 95, 06-8551045), le castagnole sono bagnate nel rum o ripiene di crema o ricotta. La «pizzicata», montagnola di palline di pasta fritta unite con il miele, che ricorda la cicerchiata laziale, è il dolce proposto dalla Pasticceria Siciliana Svizzera (piazza Pio XI 10, 06-6374974) dove, ovviamente, non mancano frappe e castagnole, queste ultime semplici o ripiene. Ricco il Carnevale di Romoli (viale Eritrea 142, 06-86325077), che accanto alle classiche frappe e castagnole, propone «gonfietti», pasta fritta ripiena di crema o ricotta, ravioli di ricotta aromatizzati con cannella, zeppole, sia fritte che al forno, con crema e marmellata di amarena. «Abbiamo, inoltre, inventato un dolce proprio per questi giorni di festa - spiega la titolare Roberta Romoli -. Sono le Stelle Filanti, una pastafrolla particolarmente croccante, insaporita con scorza d'arancio e limone, arricciata in modo da avere la forma del classico festone». Numerose le golosità dell'Antica Pasticceria Bella Napoli (Corso Vittorio Emanuele II 246, 06-6877048). Si comincia con il Migliaccio, il cui nome deriva dalla farina di miglio con cui veniva, originariamente, preparato, oggi sostituita da quella di granturco: una torta rotonda, realizzata con semolino, ricotta, zucchero e canditi, spolverata di zucchero a velo. C'è, poi, il sanguinaccio che, privato del sangue di suino previsto dalla tradizione, viene realizzato con latte, zucchero e cioccolata fondente. «La preparazione più complessa - commenta il pasticciere Alfredo Naddeo - è, sicuramente, quella delle Santa Rosa, che, non a caso, oggi sono ritenute quasi una rarità». Si tratta di sfogliatelle molto più grandi - quasi il doppio - di quelle abituali, realizzate con una pasta particolarmente sottile in più strati e farcite con crema e marmellata di amarene. Qui, ovviamente, si trovano anche le castagnole con crema, ricotta o nutella e le frappe, semplici o al cacao. Il cioccolato è una glassa che copre parte della frappa da Forno Argentina (via di Torre Argentina 3, 06-68806045), dove si trovano castagnole, mostaccioli al miele, ravioli con canditi al forno e bomboloni, semplici o alla crema. E sì, perché la bomba, o meglio, il krapfen, è un dolce tradizionale del Carnevale, oltre a essere il vero simbolo della festa in Austria. Lo sanno bene da La Dolceroma (via del Portico d'Ottavia 20, 06-6892196), specializzato in pasticceria austriaca e americana, dove, accanto ai krapfen «originali» con marmellata d'albicocca o crema, si possono trovare muffin e cookies di tutti i tipi, oltre a torte da decorare, su ordinazione, con marzapane a tema. Punta sulla varietà dei ripieni Napoleoni (via Appia Nuova 592, 06-7804727) che farcisce le zeppole con crema, marmellata, cioccolata o doppio gusto, le castagnole con nutella, crema semplice, d'arancio o di limone. Le frappe sono coperte con miele, mentre i ravioli sono punteggiati di gocce di cioccolato. Ricotta, cacao e crema per le castagnole de Il Fornaio (via dei Baullari 5, 06-68803947) che prepara pure gli struffoli e ravioli con crema di castagne. Ampia selezione di pasticceria da Antonini (via Sabotino 21, 06-3725052) con castagnole di crema, ricotta e alchermes, Grand Marnier e arancio, zeppole, frappe, fagottini al forno con ricotta e uvetta, baby-ravioli fritti ripieni di cioccolato.



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Apple pie

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Si tratta di una tipica ricetta anglosassone. Per alcuni versi presenta delle analogie con la torta di mele e con lo strudel di mele. Quella che segue è una ricetta di base. Si trovano in giro parecchie varianti e alcuni ritengono indispensabile seguire degli accorgimenti particolari in alcuni passi. Tuttavia la seguente ricetta funziona con buoni risultati, senza il bisogno di eseguire operazioni complicate.

Ingredienti

Per la pasta esterna

(detta anche crosta)
  • 225 g (8 oz) di farina
  • 110 g (4 oz) di margarina o burro
  • 55 g (2 oz) di strutto
  • un pizzico di sale
  • 2 cucchiai (circa 30 ml) d'acqua fredda
In alternativa è possibile utilizzare:
  • 1 confezione già pronta di pasta per la crosta delle torte tipo pie.

Ripieno

  • 500 g (1 lb) di mele da cucinare, a fette
  • 2 cucchiai (circa 30 ml) di succo di limone
  • 28 g (1 oz) di burro salato
  • 500 g (2 1/2 tazze) di zucchero e dello zucchero aggiuntivo per spolverizzare
  • 30 g (1/4 di tazza) di farina
  • 20 g (2 1/2 cucchiai) di amido di mais
  • Cannella
  • Noce moscata

Per la guarnizione superiore

  • 28 g (1 oz) di latte
  • Cannella
  • Zucchero

Preparazione

Pasta esterna

  1. Mescolate con le mani tutta la farina, la margarina (o il burro), lo strutto ed il sale tutti insieme fino ad ottenere una buona pasta
  2. Aggiungete due cucchiai di acqua fredda per fare una pagnotta soffice ma ferma
  3. Stendete la pasta su una superficie infarinata fino alla dimensione desiderata per la vostra torta, fate due croste di tali dimensioni
  4. Mettete una delle due croste nella tortiera



Il resto della preparazione

  • Non fate precuocere le mele, perché questo priverebbe la torta di parecchio del suo gusto e farebbe diventare le mele una pappa!
  1. Pelate e tagliate a fette le mele (a fette di spessore di circa 3 - 6 mm)
  2. Aggiungete il succo di limone alle fette di mele
  3. Mischiate con le mani le mele con 100 g di zucchero e con qualche pezzo di cannella.
  4. Trasferite le mele, senza il succo che si è formato, nella tortiera (questo aiuta ad evitare che la torta bolla nel forno)
  5. mescolate in un'altra bacinella, la parte restante dello zucchero, la parte restante della cannella, la noce moscata, la farina e l'amido di mais.
  6. Versate questo miscuglio sopra le mele nella tortiera
  7. Imburrate leggermente
  8. Coprite con l'altra crosta
  9. Unite le due croste tra loro usando una forchetta o le dita
  10. Fate degli intagli a forma di V o di losanga nella crosta superiore
  11. Spennellate la crosta superiore con del latte e spargete sopra dello zucchero aggiuntivo e spargete della cannella
  12. Cuocete al forno a 177 °C (350 °F) fino a quando non diventa di color marrone dorato (circa 60 minuti)
  13. Servire caldo ed accompagnate ad esempio con gelato o con crema (pasticcera o budino)



Note, suggerimenti e varianti

  • Utilizzate assieme diversi tipi di mele per ottenere un vasto insieme di sapori e di fragranza
  • Utilizzate 2 o 3 mele Granny Smith, assieme ad altri tipi di mele
  • Sostituite lo strutto con qualcosa di addensante per ottenere un dolce vegano


Attenzione

  • Il ripieno sarà molto caldo subito dopo aver tirato la torta fuori dal forno. Prestate attenzione a non scottarvi quando tirate fuori la torta dal forno. Evitate di mangiare la torta quando è ancora bollente.




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